Cosa ho imparato sul diabete da una gita in montagna

Il sabato mattina di solito vado a camminare in montagna col mio cane. Lo faccio per diverse ragioni: intanto perchè adoro camminare, poi per regalarmi dei momenti in completa solitudine per pensare lontano da tutto e da tutti ed, in fine, per cumulare km e ore sulle gambe a bassa intensità. Se vi interessasse, dei benefici di camminare in zona 2 ne avevo parlato qui.

Cosi questa mattina io e Kira ci siamo regalati una dei nostri trekking: una gita di 8 km tra boschi e prati, immersi nella natura e circondati dalle montagne innevate. Siamo partiti presto, dopo una colazione con pane, burro, marmellata e aver fatto 6 unità, in riduzione rispetto alle mie solite 8 unità di rapida che faccio con questo tipo di colazione. Come i veri montanari che partono presto e camminano con intensità alle 10:15 eravamo già di ritorno a casa, dopo un’ora e quaranta di cammino e 420 metri di dislivello.

Ci siamo goduti tutta la gita, ma la gestione del diabete mi ha dato un piccolo problema da risolvere, in quanto durante la camminata ho dovuto correggere in continuazione un’ipoglicemia piuttosto insistente che, pur non avendomi impedito di continuare a camminare, non se ne andava via. Prima una, poi un’altra e poi ancora diverse bustine di zucchero. Chiaramente nello zaino avevo altri carboidrati per correggere in sicurezza: diversi crackers, altro zucchero e altri due panini alla marmellata, ma la mia esperienza è stata un segnale chiaro di difficoltà.

Tuttavia, non ho sentito i soliti “sintomi” da ipo come tremori, freddo e fame inestinguibile, solo il sensore che continuava a suonare per avvertirmi del prossimo evento di glucosio basso. Come?

La tecnologia che aiuta

Ad aiutarmi è stato il sistema CGM: grazie alla sua funzione di predizione, ancora quando ero attorno ai 100 mg/dl mi ha avvisato che il glucosio stava scendendo velocemente prima ancora che iniziassi a sentirne i sintomi. Questo mi ha permesso di intervenire con lo zucchero e continuare la passeggiata in sicurezza. Quindi è andato tutto bene, senza veri imprevisti!

Durante il percorso ho anche monitorato le zone di allenamento sul mio Garmin per assicurarmi di non spingere troppo: in salita arrivavo a 130-140 battiti, che scendevano a 120-130 negli altipiani. Quindi perfetto per una passeggiata intensa, perfettamente godibile ed allenante!

La lezione del giorno

Questa gita mi ha insegnato una cosa fondamentale: quando c’è di mezzo lo sforzo della salita, la riduzione dell’insulina a colazione deve essere molto più netta. Le 6 unità fatte stamattina erano troppe per il consumo energetico di questo percorso. Lezione registrata!

Gestire il diabete tramite lo sport significa anche questo: accettare che non tutto va sempre secondo i piani, ma usare ogni uscita per tarare meglio la bussola per la prossima volta.

Se siete interessati ad altre strategie di gestione glicemica nello sport qui potete leggere la cronaca di una ottima gestione della glicemia durante una corsa sotto la neve!

Dimmi la tua

E voi? Come vi regolate con le unità quando sapete di dover affrontare un allenamento impegnativo? Aspetto i vostri commenti!

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